Blurt City
Le ombre tentacolari della notte si allungano su Blurt City. Blurt City, letteralmente la città-senza-peli-sulla-lingua. Nei vicoli bui, negli anfratti del quartiere umidi di salsedine tra i mattoni a vista di muri sbreccati, sotto le insegne al neon che ronzando s’accendono e lampeggiando rischiarano di luci strobo i locali del divertimento, appare ora il popolo della notte, una fauna composita e bizzarra in cui le differenze tra genere umano e animale non sembrano poi così nette. Ma tranquilli, tutto è esattamente ed esclusivamente ciò che appare, a Blurt City. Quindi, tutto sommato, non ferisce. Il Teatro della fauna notturna non è altro che il Gioco della vita a Blurt City. Blurt City non è una metropoli, è piuttosto un luogo della mente, un quartiere dell’immaginario che pulsa dell’estasi adolescenziale: una città dei blues brothers, una Cartoonia che ha definitivamente messo da parte l’estetica “cute”: a Blurt City c’è tensione, la musica è acida e i sentimenti veri. Verrebbe naturale pensare che i bravi cittadini di Meshuga-on-the-Sea, la megalopoli portuale, non percorrano volentieri gli stretti camminamenti, gli odorosi pertugi, gli appartamenti equivoci di Blurt City.